Persone e Famiglia

Patti prematrimoniali anche in Italia: le proposte di legge presentate al Parlamento

Posted on: 18 aprile 2012

Mentre è all’approvazione della Camera il disegno di legge sul “divorzio breve”, ed è affossata al senato la legge sulla parificazione dei figli naturali, si sta tentando di abbattere un altro tabù del nostro diritto, ovvero la possibilità di stipulare patti prematrimoniali che regolino la fine dell’unione matrimoniale, i prenuptial agreements del diritto americano. Oltre agli Stati Uniti e all’Australia anche in Europa, Francia, Germania, Svizzera e Spagna, conoscono l’istituto e ne fanno applicazione.

In Italia, in mancanza di un’espressa previsione legislativa, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha da tempo affermato l’invalidità degli accordi economici sul futuro assegno di divorzio, come ad esempio la rinuncia al mantenimento o la rinuncia alla revisione dell’assegno. Questo, per due ordini di motivi. In primo luogo per l’indisponibilità del diritto alla corresponsione dell’assegno che ha natura prevalentemente alimentare e quindi tutela il coniuge economicamente più debole. Inoltre l’accordo avrebbe una causa illecita, poiché limiterebbe la libertà, in maniera diretta o indiretta, di difendersi in un futuro giudizio di divorzio (Cass. Civ. 10 marzo 2006 n. 5302 e Cass. Civ. 10 agosto 2007 n. 17634).

Secondo l’art. 160 del codice civile, i diritti che regolano e governano la famiglia sono  inderogabili dalle parti. Ci si riferisce al dovere di contribuzione nella famiglia e al dovere di mantenere, educare ed istruire i figli.

Se si comprende che sulle questioni di affidamento e mantenimento dei figli minori, sia necessario il giudizio degli organi competenti, per la tutela degli interessi coinvolti, appare ormai anacronistico impedire che si formino libere intese sulla gestione del patrimonio e sul regime economico anche in vista di una ipotetica rottura matrimoniale.

E’ indicativo inoltre, che ormai la maggioranza delle coppie scelgano il regime di separazione dei beni, per il timore di affrontare una crisi matrimoniale (sempre più probabile se si guarda al crescente numero di separazioni e divorzi) dovendo anche risolvere il problema dello scioglimento della comunione e della successiva divisione dei beni comuni.

La possibilità di stipulare delle convenzioni tra futuri coniugi, consentirebbe alla coppia la gestione anticipata e consensuale dei loro rapporti patrimoniali evitando di avviare la negoziazione in un momento in cui il matrimonio è già entrato in crisi.

La preventiva predisposizione di un accordo porterebbe, inoltre, ad abbreviare i tempi giudiziari nei procedimenti di separazione e divorzio, spesso dovuti all’elevato livello di conflittualità all’interno delle coppie. Se non si giunge, infatti, ad una separazione consensuale, l’iter è spesso lungo e logorante e coinvolge in maniera negativa i figli minori, che talvolta vengono strumentalizzati per ottenere vantaggi economici o per semplice rivalsa.

In linea con quanto avviene nella maggior parte dei paesi europei, si è sentita la necessità di riconoscere validità ad accordi tra coniugi fuori dall’ambito istituzionale dei procedimenti che definiscono la fine dell’unione coniugale, e abbandonare l’idea secondo cui gli accordi di separazione devono trovare la loro sede naturale nel processo, salvo che si verta in materia di diritti e doveri inderogabili che derivano dal matrimonio.

La Commissione Giustizia del Senato dovrà esaminare tre proposte di legge, di cui una di iniziativa parlamentare e due provenienti  da associazioni esterne al Parlamento: l’AMI (Associazione avvocati matrimonialisti italiani) e il Consiglio nazionale del Notariato.

Nel testo delle tre proposte di legge,  è prevista espressamente la facoltà di stipulare patti prematrimoniali (in alcune versioni anche post matrimoniali) di natura patrimoniale. Gli accordi potranno riguardare: la divisione dei beni, la quantificazione del contributo al mantenimento e/o l’attribuzione tra coniugi di somme di denaro periodiche o una tantum, il risarcimento del danno nell’ipotesi di separazione con addebito, attribuzioni di diritti di proprietà o altri diritti di godimento su uno o più immobili, con il vincolo di destinare i proventi, al mantenimento dell’altro coniuge o al mantenimento dei figli fino al raggiungimento dell’autosufficienza economica e  la ripartizione del trattamento di fine rapporto lavorativo.

E’ espressamente prevista la facoltà di rinuncia del futuro coniuge al mantenimento da parte dell’altro, salvo il diritto agli alimenti ai sensi dell’art. 433 c.c. e segg.

Inoltre, in deroga al divieto dei patti successori e alle norme in tema di riserva del coniuge legittimario, possono essere stipulati anche accordi sulla successione di uno o di entrambi i coniugi, salvi i diritti degli altri eredi legittimari.

In fase di separazione o divorzio è previsto comunque il controllo giudiziario degli accordi, in quanto il Giudice dovrà esaminare la convenzione e verificare che non siano sopravvenuti fatti nuovi tali da modificare sostanzialmente la situazione patrimoniale di ciascun coniuge.

Con riguardo agli accordi che coinvolgono i figli minori, ferma restando l’inderogabilità dei doveri nei confronti della prole, tra i progetti ci sono alcune differenze. Nel disegno di legge dell’AMI, le pattuizioni non possono contenere clausole relative all’affidamento e al mantenimento dei figli, che sono nulle e si considerano come non apposte. Nella proposta del Notariato invece, le convenzioni riguardanti i figli minori economicamente non autosufficienti, non sono nulle ma devono essere preventivamente autorizzate dal Giudice in sede di separazione e divorzio.

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1 Response to "Patti prematrimoniali anche in Italia: le proposte di legge presentate al Parlamento"

interessante e chiaro, grazie del contributo.
Elena Cuppini

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